Boko Haram: l’evoluzione terroristica in Nigeria

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La recente diffusione del video relativo all’esecuzione di 11 dei 13 uomini fatti prigionieri il 17 dicembre, ad opera del gruppo terroristico ISWAP (Islamic State West Africa Province), rende necessaria una nuova analisi della metamorfosi del gruppo jihadista denominato Boko Haram. E ciò in conseguenza alla variata scelta degli obiettivi ed in particolare al coinvolgimento, nel massacro, di almeno tre soggetti di religione islamica. Il gruppo salafita-jihadista comparso nel 2002 a Maiduguri (Borno), guidato da Mohammed Yusuf, ha da subito profuso un’ideologia di delegittimazione della ‘non islamicità’, oltre a contrastare l’istruzione occidentale (da cui la traduzione del nome dalla lingua Hausa: il pensiero occidentale è peccato), connotandosi, inizialmente, come organizzazione di trasformazione societaria ispirata all’islam. Nel 2009, però, a seguito dell’uccisione di Mohammed Yusuf ad opera delle Forze di Sicurezza, è presto mutato il modus operandi del gruppo, passato sotto la guida di Abubakar Shekau, esplicitandosi in azioni violente finalizzate alla creazione di un vero e proprio Stato Islamico in Nigeria. Proprio l’utilizzo di un’indiscriminata violenza, che coinvolgeva anche civili musulmani, nel 2012, ha determinato la nascita di una cellula scissionista denominata Ansaru (jama’at ansar al muslimin fi balad al sudan), col preciso fine distintivo di colpire obiettivi istituzionali internazionali, condannando, quindi, la scelta di Shekau di colpire musulmani innocenti. In particolare, alla fine dello stesso anno, il nuovo leader di Ansaru, Khalid Barnawi, costituì l’anello di congiunzione tra Boko Haram e Al Qaeda in Islamic Maghreb (AQIM), realizzando, quindi, una sorta di ricongiunzione tra Ansaru e l’originario gruppo Boko Haram. Nel 2016, a tre anni, poi, dall’inserimento del nome di Boko Haram nell’elenco delle organizzazioni terroristiche, da parte del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti (US DoS – nov 2013), si assiste ad una nuova presa di distanze dal leader Shekau che, alla nascita della nuova cellula costituita da Abu Musab al-Barnawi, denominata ISIS-WA (o ISWAP), si pone al comando del gruppo JAS (Jama’atu Ahlis Sunna), giornalisticamente ancora definito Boko Haram. Anche in questo caso, la base della spaccatura si sostanzia in una differente scelta degli obiettivi da colpire: per Shekau (JAS), l’uccisione indiscriminata di cristiani e civili musulmani ‘infedeli’; per Al-Barnawi (ISIS-WA o ISWAP), l’abbattimento di strutture governative e il contrasto delle Forze di Sicurezza locali e internazionali. Ora, il recente massacro di Natale citato in apertura di articolo, rivendicato dall’ISWAP/ISIS-WA, dato il tragico coinvolgimento di civili islamici (almeno 3 soggetti), contrasta con la scelta degli originari obiettivi del gruppo, orientati prevalentemente sul colpire siti governativi-istituzionali, nazionali ed esteri. Se ne deduce, quindi, un’ulteriore ‘involuzione’ del gruppo che, come per la prima riunione (Boko Haram-Ansaru), intende superare ogni ragione della spaccatura del 2016 (JAS-ISWAP), per riprendere ad operare puntando ai medesimi obiettivi, sia governativi e sia che innocenti civili, cristiani e musulmani. Un chiaro e allarmante rafforzamento del gruppo terroristico jihadista, in netto contrasto alle rassicuranti dichiarazioni del Presidente Buhari del gennaio 2018, relative ad una definitiva sconfitta di Boko Haram.

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