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Fino a qualche decennio fa, da un punto di vista storico, il mondo era diviso in due grandi blocchi. Stati Uniti ed Unione Sovietica che hanno delineato, a lungo, le linee politiche internazionali. Oggi  gli equilibri sembrano in via di trasformazione.

L’America si trova spesso a confrontarsi con il nuovo competitor, la Cina.

L’International Peace Research Institute (SIPRI) di Stoccolma, ha dimostrato che la Cina sta diventando una leader a livello mondiale per la produzione di armi, superando la Russia che si attesta al terzo posto di fronte all’ascesa sul mercato della Cina.

Nel 2017 l’Aviation Industry Corporation of China, la prima attiva nei settori della difesa e aeronautica, vendeva armi per circa 20,1 miliardi di dollari, mentre la China North Industries Groups Corporation si aggirava intorno i 17,2 miliardi per la produzione di veicoli e armi da fuoco.

Nel 1992 la spesa militare nazionale cinese si aggirava intorno al 2,5 % del PIL,invece oggi,  secondo i dati riportati dalla Banca Mondiale è scesa sotto l’1,9 %.

Gli Stati Uniti hanno investito nella difesa quasi 750 miliardi di dollari solo nell’ultimo anno, vale a dire il 4,2% del PIL.

Ciò che fa realmente la differenza fra le due potenze è l’uso della tecnologia che ha permesso alla Cina di diminuire le importazioni e aumentare le esportazioni del 208 %, confermandosi come uno dei fornitori di armi convenzionali che lasciano poco spazio ai competitor.

Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, punto focale per il potenziamento delle armi e dei sistemi di hackeraggio ad alto livello, hanno creato preoccupazione negli Stati Uniti.

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