Albania e futuro: nuova possibile collocazione internazionale?

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di Martina Fedele

I rispettivi Primi Ministri albanesi e kosovari Rama e Haradinaj verso la fine dello scorso anno hanno annunciato ulteriori accordi tra i rispettivi paesi per la creazione di un fondo comune da dedicare alla politica estera, con conseguente possibilità di raggiungere nel 2025 uno Stato unico e solido. A questo si è aggiunta anche l’idea di creare uno spazio di libera circolazione, così come previsto da Schengen, ma che non comprendesse soltanto la Serbia e il Kosovo, bensì un patto che potesse allargarsi anche nei confronti della Macedonia del nord e del Montenegro.

Ciò ha però suscitato forti preoccupazioni da parte dei nazionalisti macedoni, i quali sono convinti che in questa maniera la parte ovest del Paese sarebbe costretta a diventare parte di una eventuale grande Albania. In tal senso va sottolineato anche il ruolo importante che l’Albania ha attualmente all’interno della politica estera montenegrina. Gli accordi firmati comunque prevedono la condivisione di un sistema educativo comune, la cooperazione nella sanità, l’eliminazione del roaming e anche nuove proposte per quanto concerne la gestione del debito pubblico. La forte volontà del premier albanese Rama è stata in molte occasioni confermata, ma in altre situazioni fortemente messa in dubbio.

Come era stato previsto, gli accordi sono entrati definitivamente in vigore lo scorso giugno e seguono il modello di Schengen. In seguito però Rama ha assunto una posizione alquanto contrastante rispetto a quello che aveva precedentemente dichiarato; il Primo Ministro infatti non ritiene più fattibile la creazione di una grande Albania, ma semplicemente realizzare il sogno degli albanesi: ovvero quello di diventare una potenza fondamentale all’interno di una organizzazione internazionale.

Questa idea da subito ha suscitato la preoccupazione della Serbia, la quale sostiene che questo accorpamento possa irrigidire le relazioni con il Kosovo, ottenute con non poche difficoltà. Così il 19 ottobre scorso, in occasione del 75° anniversario della liberazione nazista di Belgrado, il premier russo Medvedev ha annunciato la sua vicinanza alla questione kosovara. Per questa ragione, la Russia continua a non riconoscere il Kosovo, cercando così di contribuire al mantenimento della integrità del territorio serbo.

Tuttavia, sembra essere un progetto che potrebbe andare in porto, visto l’appoggio americano di cui Albania e Kosovo godono; infatti Trump ha ben compreso la possibilità di bloccare attraverso questa possibile unione l’accesso russo proprio in quella zona dei Balcani occidentali, considerata come un passaggio fondamentale per i gas russi.

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