Ai confini della legalità: il traffico illecito di armi

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Data la scarsità e la frammentarietà delle informazioni disponibili, tra tutti i fenomeni criminali, il traffico illecito di armi costituisce uno dei mercati più difficile da monitorare. La sua ridotta dimensione dipende da due fattori: sono beni durevoli ed il grado di innovazione tecnologica è piuttosto basso.
La proliferazione di armi piccole e leggere e delle relative componenti e munizioni è ormai comunemente ritenuta una grave minaccia alla sicurezza umana, ma anche un elemento catalizzatore della violenza armata e del perpetrarsi di conflitti a livello globale.
Il traffico illecito di armi è un fenomeno strettamente connesso alla crescente globalizzazione, questo è dimostrato dalle forniture dei prodotti che attraversano frontiere e continenti creando, con un sola transazione, interazioni e connessioni tra molteplici attori individuali ma anche una serie di Stati ed il suo intreccio con altre attività illecite quali di esseri umani, di droga, terrorismo, crimini informatici, pirateria o altri crimini violenti.
Il mercato illegale rappresenta una quota tra il 10 e il 20% del mercato legale, e la sua dimensione si colloca fra 850 milioni e 1,7 miliardi di dollari, e nonostante sia il meno redditizio tra quelli illeciti quello delle armi, si tratta però di un mercato strategico per la criminalità organizzata e per una moltitudine di gruppi terroristici, para-militari e rivoluzionari responsabili di violenza armata.
Numerose indagini hanno dimostrato che i Paesi con la domanda più elevata sono quelli europei, questo probabilmente è dovuto al fatto che la destinazione finale dei traffici siano le zone dove esistono conflitti armati, quindi nel caso dell’area mediterranea, Nord Africa e Medio Oriente.
Tre sono le rotte identificabili dell’area del Mediterraneo allargato secondo uno studio realizzato dall’Istituto di ricerche internazionale archivio disarmo (Iriad), volendo indicare non un concetto geografico ma geopolitico, che coinvolge ogni aspetto politico, strategico ed economico di un’area interconnessa con epicentro nel Mediterraneo, definendo le cosiddette autostrade clandestine di tali commerci.
La prima è quella che dai Balcani tramite l’Italia, la Croazia e la Slovenia, raggiunge l’Europa occidentale (Francia, Germania, Grecia, Olanda, Irlanda, Spagna), ma anche l’Africa e il Medio Oriente, passando dai paesi dell’Europa meridionale.
La seconda, che dagli Stati post sovietici e dell’est Europa raggiunge sia l’Africa, sia l’Europa occidentale attraverso la Grecia, l’Italia e la Romania.
Infine una terza rotta che dall’area del Medio Oriente e Nord Africa (MENA) si congiunge con l’Europa a doppio senso, ma che rappresenta soprattutto un mercato interregionale, che vede come fulcro dei traffici ciò che resta dello stato libico.
Con l’avvento della globalizzazione anche le nuove tecnologie sono progredite e le conoscenze più astratte si sono tradotte in concreti processi produttivi e queste nuove offerte tecnologiche hanno portato vantaggi anche per i traffici illeciti, alla nascita del deep web, cioè del traffico che avviene su internet, e dei dark net markets, ovvero quelle parti della rete non accessibili attraverso i tradizionali motori di ricerca ma solo mediante appositi software.
Tra i vantaggi acquisiti troviamo, ad esempio, la possibilità di produrre armi usando le nuovi stampanti 3D, che, nonostante sono ancora in fase embrionale, permettono di trasformare chiunque in un terrorista e stampare la propria arma in 3D direttamente da casa, anche se stampare da zero una pistola se non si ha familiarità è complicato, ma non per un’organizzazione criminale.
L’assistenza internazionale è di fondamentale importanza per rinvigorire gli sforzi dei governi locali nella neutralizzazione delle minacce più urgenti.
Da cui l’appello agli eserciti impegnati nel peace-keeping ad opporsi con più decisione al traffico illecito di armi illegali.
Da questi contributi scaturiscono interessanti indicazioni e spunti che il governo italiano può utilizzare nella sua azione internazionale in collaborazione con gli altri Paesi, l’unica via in grado di fronteggiare un fenomeno così complesso ed articolato.

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