Il futuro dell’Afghanistan è in mano ai giovani, dopo anni di sudditanza, sembra che qualcosa stia cambiando.

Aisha Khurram, 20 anni, portavoce dei giovani afghani presso le Nazioni Unite, in esclusiva a Ossmediterraneo ha spiegato come le nuove generazioni stanno cercando di avere maggiore voce in capitolo tra l’élite del proprio paese. Per Khurram, dare la possibilità di un confronto a tutti i giovani afghani – compresi quelli che si uniscono alle milizie talebane – è fondamentale, soprattutto in una nazione in guerra da 40 anni dove due terzi della popolazione è sotto i 24 anni.

La ventenne Aisha Khurram ha dichiarato che, nonostante segnali di ripresa negli ultimi anni le rivendicazioni dei più giovani sono state sempre respinte.  «Per molti secoli, le nostre paure e il nostro futuro sono sempre state decise dalle parti in guerra, indipendentemente dalla nostra prospettiva e dalle nostre opinioni».

Aisha Khurram è una giovane ed esuberante attivista che cerca ogni giorno di trasformare le sue parole in fatti. Crede in una rapida metamorfosi ma sta con i piedi per terra.

«La nostra generazione è sempre stata vittima degli interessi personali, nazionali e politici delle parti in guerra. Il fatto triste è che abbiamo ereditato una serie infinita di conflitti senza poter fare nulla, oggi i giovani sono costretti a vivere una lotta armata imposta. Siamo sempre stati esclusi dai più importanti processi decisionali legati al nostro futuro e saremo noi quelli che pagheranno il prezzo di qualsiasi decisione sbagliata».

Aisha apre le porte anche ai ragazzi dei gruppi ribelli. «I giovani talebani, nonostante combattano nei gruppi sovversivi, sono una realtà del nostro paese. La maggior parte di loro vive nelle aree remote e si unisce ai rivoltosi a causa delle circostanze difficili che si trovano ad affrontare nei primi anni della loro vita. L’assenza di governo in aree sperdute, la mancanza di opportunità educative e di impiego e gli incessanti attacchi aerei condotti da truppe straniere che colpiscono principalmente i civili, sono i motivi principali per cui i gruppi di ribelli possono facilmente reclutare adolescenti. Pertanto credo nella riconciliazione e ritengo che se ai giovani vengono offerte opportunità educative e di lavoro in aree remote dell’Afghanistan e venga data loro la possibilità di sentirsi inclusi e considerati, non si uniranno mai ai gruppi terroristici».

Aisha Khurram spera che il governo di Kabul e le Nazioni Unite possano aprire un tavolo di confronto.  «La mia attività principale è quella di ascoltare e riportare le idee e le opinioni dei giovani afghani; per ora posso dire che sono totalmente delusi dalla comunità internazionale, il loro coinvolgimento in Afghanistan è inesistente. Il mio paese è sull’orlo dell’isolamento. Questo senso di esclusione e di non essere considerati ha provocato sfiducia tra il nostro popolo e soprattutto tra le “nuove leve”. Spero che le Nazioni Unite intraprendano un’azione concreta per risolvere il conflitto in corso in Afghanistan e abbracciare i giovani nella comunità internazionale come cittadini globali che meritano di vivere una realtà simile a quella di coetanei più fortunati».

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